HOME

EMAIL
HOME
INFORMAZIONI
GALLERIA
PROGRAMMA
Prossima esposizione:
 
LISTINI PREZZO
ANGOLO COMMERCIALE
BIOGRAFIE
DISCORSI
ESPOSIZIONI PASSATE:
SILLI TOGNI 2010
PIETRO SALATI 2010
GIULIANO TOGNI 2008
FIORENZA CASANOVA 2008
CORNELIA FORSTER 2007
LUIGI TADDEI 2007
MARIO AGLIATI 2006
GRYTZKO MASCIONI 2006
EMILIO RISSONE 2006
EMILIO RISSONE 2005
FREDI SCHAFROTH 2005
JEAN MARC BUEHLER 2005
MARCO PIFFARETTI 2005
GIANNI GIANELLA 2004
RAFFAELLO OSSOLA 2004
EMILIO RISSONE 2004
FELICE FILIPPINI 2004
HANS BRUN 2003
CORNELIA FORSTER 2003
MANIFESTI SVIZZERI 2003
EMILIO RISSONE 2002
 
LINK D'ARTE

Esposizione Cornelia Forster 24.5.2003-22.6.2003
Giuseppe Curonici:
OPERE DI CORNELIA FORSTER

La ricchezza dell’opera di Cornelia Forster consiste non solo nell’abbondanza quantitativa della produzione, ma soprattutto nella varietà dei temi trattati e nelle soluzioni che di volta in volta ha escogitato, per tutto il corso della sua lunga storia personale. Nonostante le difficoltà date da tale ampiezza, possiamo identificare alcuni elementi che sono stati costanti in tutto il lavoro di Cornelia Forster dall’inizio alla fine: gli orientamenti di fondo, alcune convinzioni soggiacenti, da cui poi sono scaturite le immagini con i loro sviluppi nel tempo. Al primo momento lo spettatore è sorpreso dal fascino del colore ed è tentato di affidarsi solo a quello. Dopo un istante si rende conto che l’istinto pittorico di Cornelia Forster si è evoluto attraverso un’informazione e una maturazione culturale precisa. Nei suoi anni di perfezionamento successivi alla scuola d’arte a Zurigo, ci sono giornate e mesi al Louvre e in molti musei d’Europa. Soggiornando lungamente a Napoli ha studiato il patrimonio artistico del museo nazionale di archeologia, che è uno dei più importanti nel campo della cultura mediterranea dell’età classica. Anche al Louvre si era interessata di archeologia, cercando la cultura mediterranea a partire dalla preistoria. Ora lo studio di quest’arte così antica, che risale a migliaia di anni, come ben noto è strettamente imparentato con la cultura del Novecento. Infatti un aspetto singolare e produttivo nella cultura del secolo appena trascorso, è la ricerca dell’arte dei primitivi. Primitivo, fra i tanti significati contiene anche la nozione di un tempo prima dell’età moderna scientifica meccanizzata e tecnologica. Ma si scende ancora più addietro: prima dell’antichità classica. Inoltre, primitivo è anche il vocabolo usato per indicare un mondo come quello dell’ arte Africana, oppure dell’Oceania, in cui anche in secoli recenti il razionalismo tecnologico degli occidentali non si era ancora affermato. Inoltre, vuol dire andare a vedere il pensiero e l’azione dell’uomo alle prese con istinti ed emozioni primordiali. Cose talmente basilari che rispetto ad esse lo sviluppo stesso della civiltà in fin dei conti è una struttura secondaria. Tutto ciò, nell’arte implica ripercussioni che toccano subito anche gli aspetti formali, il sistema o i sistemi dell’espressione. In pratica ha costituito una forte sollecitazione a cercare le forme portanti, le semplificazioni che consentono non di dimenticare ma di raccogliere in sintesi tutto ciò che ci dà lo sguardo, di unificare tutto ciò che ci dà la percezione. Le cose più profonde della percezione immediata sono molte: gli elementi essenziali dell’essere umano in universale, gli aspetti del mondo storico, della civiltà del proprio tempo. Affrontare nella creazione artistica una ricerca di questo genere, implica evidentemente una prospettiva culturale ricca e aggiornata. Cornelia Forster parte dall’ambiente di Zurigo, che come ben sappiamo è stata una delle capitali artistiche dell’arte mondiale del ventesimo secolo. Uno dei più impetuosi movimenti d’avanguardia, cioè il dadaismo, è stato inventato appunto in quella città. Da chi, dagli zurighesi? Dall’insieme composto degli zurighesi e degli influssi culturali che arrivavano da tutto il mondo. Il luogo di avvio di Cornelia Forster è stata Zurigo, sia nel suo essere cultura tedesca, sia nei suoi orientamenti internazionali. Abbiamo menzionati gli spostamenti di Cornelia Forster: Napoli, il mediterraneo, Parigi. A questo punto all’improvviso ci rendiamo conto, non senza un senso di sorpresa, che stiamo parlando direttamente e propriamente della Svizzera in quanto transculturale o multiculturale. Abbiamo fatto un riferimento a una tradizione culturale tedesca, alla tradizione italiana, e a quella di Parigi. Italiana, francese e tedesca. E’ una maniera inattesa ma efficacissima di vivere nella cultura svizzera, non in quanto essa sia la cultura chiusa di un piccolo paese, ma proprio nelle sue radici, nei suoi collegamenti più vasti con la cultura europea che sta intorno, sotto, e dentro. Cornelia Forster ha compiuto questa scelta per istinto. Sta di fatto che il risultato della riflessione e del lavoro, già dagli anni giovanili offre una disponibilità culturale ampia.

Nel panorama si affermano degli elementi predominanti e ricorrenti. Innanzitutto è sempre attuato il collegamento con la natura. Natura vuol dire la vita dell’uomo nei suoi aspetti costitutivi intimi, di costruzione interiore; verso l’esterno vuol dire anche il paesaggio terrestre. L’albero, la vastità di colline, di cieli, una presenza di territorio animato. Anche nelle opere che ci sembrano astratte, la natura è presente in quanto è sempre possibile identificarvi un cielo e una terra, sia pure in forme decisamente essenzializzate; a volte appaiono elementi vegetali. Tentiamo una ricapitolazione intermedia. Come sfondo culturale, abbiamo nominato tre città europee di riferimento; come sfondo di tutto, ossia la natura, abbiamo contemplato la vita interiore psichica dentro di noi, e fuori di noi l’estensione cosmica e la vita della terra.

Con alcuni specifici movimenti culturali Cornelia Forster è stata più strettamente in contatto. Innanzitutto, secondo le tradizioni tedesche, una componente di tipo espressionista, cioè l’atteggiamento affettivo e l’orientamento di pensiero per i quali si dà importanza prioritaria al manifestarsi, all’emergere o anzi al traboccare e a volte all’esplodere dell’emozione. Successivamente, il surrealismo. Esattamente il surrealismo della grande epoca fra le due guerre mondiali, gli anni Venti e Trenta. È in quel momento che Cornelia Forster si trovava in Francia, frequentava gli espressionisti e i surrealisti svizzeri che studiavano o lavoravano a Parigi (ma potevano trovarsi anche in tanti posti in Svizzera o altrove), vedeva le opere dei surrealisti classici i quali a loro volta si riferivano all’arte preistorica e all’arte primitiva che Cornelia Forster già stava esplorando per conto suo, per indole propria. Tale capacità di intuizione, di spontanea coincidenza tra scelte personali e movimenti culturali pubblici, ci dà il senso di una forza non solo di pensiero artistico ma anche di percezione storica attenta e sensibile. Cornelia Forster non si è mai lasciata intimidire o impressionare dal suo stesso sapere, intendiamo con ciò il cumulo delle notizie immagazzinate, perché è stata capace di selezionare, non disperdersi, e dominare saggiamente le informazioni di cui disponeva. Con un po’ di umorismo diciamo pure che durante il lavoro creativo a un certo punto di tutto questo suo sapere se ne infischiava - può sembrare un’espressione poco rispettosa, ma semplicemente affermiamo che lei era una persona libera, non vincolata a programmi dogmatici, scuole, pregiudizi o modelli concettuali rigidi. Si è avvicinata anche all’astrattismo, ma senza mai dimenticare nulla della vivezza di emozioni e forme, acquisite dall’esperienza quotidiana nell’osservare le cose e l’animo umano. Quando le andava di sviluppare soprattutto un ritmo geometrico staccato dalla natura, l’immagine della natura si allontanava, senza mai sparire. Quando viceversa sentiva il bisogno di tornare direttamente sulla figura, questa era pronta a riapparire pienamente nel discorso narrativo e descrittivo. La grande vastità di interessi culturali era rivissuta sempre nell’interiorità della vita emotiva e istintiva.

Un discorso analogo si può svolgere anche per quanto riguarda le tecniche. Qual è la tecnica che conosceva meglio, e in cui si indetificava? Non poche. Teniamo conto anche dell’età e dell’estensione di tempo disponibile. Ha lavorato fino a oltre ottant’anni; ha cominciato che ne aveva sì e no venti. In sessant’anni di lavoro continuo ed effettivo, certamente un artista avido di sapere è in grado di assimilare tecniche ed esperienze. Ha studiato pittura e questo lo sappiamo. Ha frequentato gli scultori e ha imparato l’arte della scultura. Ha fatto grafica e illustrato libri e giornali; si è occupata di stoffe. E’ ragguardevole la sua attività nel campo dell’arazzo, tecnica classica e millenaria, di cui conosce fino all’ultimo dettaglio le procedure della più alta tradizione. L’attuale mostra alla galleria d’arte Silvia Rissone ci offre una selezione di esempi ammirevoli.

Nel grande sviluppo dell’attività del Kunsthaus di Zurigo subito dopo la fine della guerra mondiale, ha assunto particolare importanza un’esposizione di arazzi di Jean Lurçat, il grande maestro dell’arte dell’ arazzo nel ventesimo secondo, di livello internazionale. Affascinata, Cornelia Forster ha seguito a lungo il suo insegnamento, con un ulteriore soggiorno in Francia per frequentarne il laboratorio. La tecnica dell’arazzo è una tra le più delicate e meticolose che si conoscono. Il risultato finale, piuttosto grandioso, tende a fare spettacolo. È consigliabile scrutare la consistenza dell’arazzo da vicino, il più vicino possibile, a venti centimetri di distanza. L’artista prepara dapprima il cosiddetto cartone, ossia lo studio in grandezza definitiva con tutti gli elementi del colore e del disegno al millimetro. La realizzazione dell’arazzo implica il lavoro filo per filo, il cui spessore può essere anche inferiore al millimetro. L’arazzo è realizzato non lavorando su una tela preesistente, ma costruendo la stoffa stessa, a partire da un ordito vuoto sul quale poi i fili che vengono intrecciati sono i colori stessi. Definiti fino all’ultimo tutti i dettagli, l’esecuzione materiale è da ultimo affidata all’ artigiano specializzato. Rimaniamo sorpresi dagli effetti di luce e di trasparenza che Cornelia Forster è riuscita a far scaturire anche da una sostanza di solito avvolgente e tranquilla come il tessuto. Ma per lei non c’è niente di statico. Percepiamo un senso di pace, ma una pace non inerte, anzi ricca di mistero; è la pace di chi mette insieme varie forze, compone un equilibrio, e tocca strati profondi dell’interiorità; certo in fondo è la pace delle persone capaci di meditare. Incontriamo armonia, luminosità, senso del colore. Concludiamo le nostre considerazioni, osservando che mai un fatto tecnico si giustifica da solo. Dietro agisce una mente e un’emozione. Cornelia Forster amava la vita e rispettava il cosmo, che è sacro. È da qui che scaturiva il suo senso di libertà, e questo era anche il senso della luminosità e della vastità spaziale. Ammirando le opere dell’artista ci rallegriamo con la galleria Rissone, ed esprimiamo un ringraziamento speciale al figlio di Cornelia Forster, Vincenzo Altepost, che è il custode del tesoro.



 

HOME

 

La galleria é aperta
domenica e giovedì
dalle 16:30 alle 21:00.
 e su appuntamento
004191 971 40 42
info@galleria-sestante.ch 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Galleria d'arte Sestante